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come e dove Petra diventa cibo

Da Giangi, in Abruzzo si fa cucina con la pizza


Nell’immaginario collettivo di tanti Italiani l’Abruzzo è solo montagne e spiagge adriatiche. In regione invece, tra i tanti motivi di interesse c’è anche la bella fascia collinare ai piedi di una delle due grandi montagne abruzzesi, anzi: la madre delle montagne abruzzesi, la Majella...

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Una zona ricca di attrattive sia per il territorio, sia per il ricco patrimonio culturale e di tradizioni delle città e dei borghi della zona. E… sorpresa delle sorprese, in questo territorio da qualche anno è nato una sorta di “distretto della pizza”, con alcuni locali che hanno deciso di puntare tutto sulla qualità nel comparto della “pizza degustazione”.

Uno di questi locali è la Pizzeria Giangi di Arielli (CH), che Gianluigi di Vincenzo (già allievo di Renato Bosco) e la sua famiglia hanno aperto da qualche anno. Il locale, è ai margini della statale che attraversa una sorta di “paese diffuso” che nasce dal casello autostradale di Ortona, punteggia tutta la strada con abitazioni, grossi stabilimenti agroalimentari e una infinità di aziende vinicole fin quasi alla bella Guardiagrele (tappa obbligata per il turista meno distratto…) e ai primi contrafforti della Majella, imperdibile, sia per chi ama gli sport invernali, sia per chi predilige le belle scarpinate primaverili o estive.
 
Pizzeria Giangi, ambiente luminoso, efficiente, anche con tocchi di eleganza. Già dal tovagliato, passando per i dettagli di una cucina (forni) a vista, fino ai calici giusti per il vino, Giangi sembra più un ristorante tout court che una pizzeria. In una vetrina, fanno bella mostra di se molte confezioni di farine di gran qualità. Un bel biglietto da visita.

Dal termometro del forno (elettrico), due temperature. Sopra, per cuocere i dischi di pasta che poi saranno guarniti, inchiodato sui 300 °C. Sotto, dove si riscalda, meno. Lo standard, per un locale di pizza degustazione.

Il menù delle pizze, ampio ed esaustivo, dal punto di vista della costruzione dei sapori, propone scelte intelligenti, votate anche alla stagionalità. Molti prodotti per la farcitura delle pizze sono presidi Slow Food, non solo territoriali.
 
La carta dei vini è ampia, ben più ricca di quelle di tanti ristoranti.

Riguardo gli impasti, qui la prova del nove è data dall’aprire con le dita il cornicione, dove l’alveolatura giusta ed equilibrata, è segno di lievitazioni, maturazioni e cotture dai tempi giusti.

Tornando alle pizze, tra quelle del menù, un assaggio per ben calarsi nel territorio è d’uopo per l’abruzzese, con baccalà, peperoni di Altino e scaglie di mandorla, grande equilibrio e linearità dei sapori. Però, la vera imperdibile è la Hops, ho fatto un cocktail di gamberi!, con Burrata pugliese, gamberetti marinati al gin, succo d’arancia e Cointreau, asparagi selvatici, pomodorino giallo, fiori di fiordaliso ed extravergine agrumato. Più che una pizza, un ghiotto ed equilibratissimo esercizio di stile con la sintassi del gusto, da far invidia a molti piatti da ristorante. Ecco, fare cucina con la pizza, qualcosa che vale il viaggio fin qui…
 
Dulcis in fundo, un piccolo inciso per la Margherita Petra, ottima anche lei. La Margherita Petra della Pizzeria Giangi, è una delle non troppe margherite degustazione che mi è piaciuta, e molto. L’unicum gustativo di questa pizza, la cui preparazione è una sorta di “esame di maturità” per ogni pizzaiolo che si rispetti, c’è ed è ben leggibile. Cosa che non sempre accade con molte “margherite” di questa tipologia di pizzerie…
 
 
Fabio Riccio
fonte: https://www.50toppizza.it/da-giangi-in-abruzzo-si-fa-cucina-con-la-pizza/


Foto da pagina Facebook (ndr)


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