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Il Tocco ad Acireale, pizzeria di alta scuola in una riserva naturale


Un locale che ha fatto e continua a fare scuola, come esempio di ristorazione moderna, responsabile, congrua e appagante...

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Perché il Tocco ad Acireale è riuscito nell’impresa di collocarsi in un’area naturale protetta facendo dialogare istituzioni che solitamente guardano con sospetto l’impresa privata, per offrire al pubblico un’atmosfera da sogno nel pieno rispetto dell’ambiente, adottando criteri gestionali che uniscono la massima attenzione manageriale a un’elevata sensibilità per la cultura gastronomica.

Sarà anche per questo che pur essendo una (grande) pizzeria preferisce definirsi una “food farm”, adagiata sui terrazzamenti un tempo agricoli di via dello Ionio 38 ad Acireale, in provincia di Catania, all’interno dell’area B  della Riserva Naturale della Timpa.

Da qui, la struttura svetta sullo “splendido panorama che spazia dalla vicina Calabria all’Etna al Golfo di Catania” che i clienti possono godere “sulla terrazza più bella della riviera jonica”.

Un primato difficile da contestare, una volta che ci si immerge nella natura rigogliosa che avviluppa la grande complessità architettonica della struttura, da raggiungere su fondi naturali passeggiando in mezzo ad alberi ad alto fusto e tipica macchia mediterranea.

La Natura è così protagonista da trovarsi perfino dentro l’edificio che accoglie i clienti, con alberi ben piantati tra un tavolo e l’altro nella posizione che hanno sempre occupato inserendosi con discrezione estetica in ambienti che li vivono come elementi decorativi ma anche quali richiami alla filosofia del progetto, altamente conscia di inserire un’attività commerciale in un contesto che pretende rispetto etico e massima considerazione umana.

Lo scrupolo è evidenziato anche da particolari di elevata raffinatezza, quale l’avere mantenuto e inglobato tra le pareti perfino le tracce di una colata lavica, come se si trattasse di un aggraziato intervento di arredo, mentre è pura espressione materica del genius loci creando un angolo che non è soltanto memoria, bensì vita locale che si perpetua, come dimostrano le piante che vegetano sui residui litici di origine magmatica.

Per rispettare la composizione del terreno, il locale si sviluppa su più livelli, seguendo quelli già utilizzati per coltivare la terra, creando quindi una potenziale notevole complicazione per il servizio che si deve muovere su piani differenti, risolta invece con una prodigiosa organizzazione che consente di gestire alla perfezione anche quattrocento coperti in un paio d’ore.

Merito pure di un menu studiato a lungo, adottando tutti i criteri di ottimizzazione forniti dal management gestionale e perfino dal neuro-marketing, al fine di creare un felice incontro tra la legittima necessità di fare quadrare i conti da parte dei titolari e la sacra aspettativa del cliente di appagare il proprio palato al giusto costo.

Un sistema perfettamente sintetizzato dal menu, chiaro nei contenuti, accattivante e induttivo nella forma grafica, in grado di indirizzare rapidamente l’avventore verso le proprie scelte, senza costringerlo a lunghi studi e riletture della carta.

Abbiamo voluto capirne di più su questo progetto che unisce la mente alla gola, creando un caso che merita di essere approfondito: ne abbiamo parlato con il titolare Cristiano Vitale che ha inventato Il Tocco e il manager Sebastiano Manna che lo gestisce.

Il citato menu ci comunica che oltre la pizza c’è di più, una serie di sfiziosità altamente consigliate.

Come quelle della sezione “per iniziare”, con una bella presentazione su un ceppo di legno che affianca tuma fritta filante e golosa, panelle da manuale, un perfetto arancino rivisitato, ghiotte patate fresche fritte con la loro buccia e una sostanziosa bruschetta che su una fetta di pane in stile casereccio propone ottima mozzarella di bufala sormontata da fiore di zucca in tempura e mentuccia.

Le pizze sono divise tra “bianche”, “rosse” e quelle “consigliate da Il Tocco”.

Due invece gli impasti, entrambi da farine macinate a pietra. Quello base, da Petra 3, dà vita a un disco ben alveolato e fragrante, mentre la Miscela Il Tocco, frutto di un assemblaggio in proprio di farine italiane integrali provenienti da agricoltura integrata e biologica unite a un insieme di varietà di grani antichi siciliani, lascia scaturire intensi sentori di panificazione di una volta e notevole croccantezza.

Tra le bianche, imperdibile L’Etna, con mozzarella fior di latte, cime di rapa o cicoria, salsiccia e scaglie di eccellente formaggio piacentino ennese: un condimento ricco ma essenziale che dà vita a una pizza concreta dall’evocazione contadina.

Tra le pizze consigliate dalla casa svetta invece la Sicilia ad ogni morso, con pomodoro, ciliegino infornato, stracciatella di burrata, pesto di finocchietto selvatico fatto in casa e basilico: accogliete il suggerimento di provarlo con il bordo siciliano arricchito da semi di sesamo che diventano tostati una volta infornati, perché l’effetto organolettico sarà strepitoso, esaltando la sua originale commistione di freschezza e acidità, parecchio invitante.

In un’ottima carta dei vini, ridotta nelle referenze ma ricca di spunti, abbiamo pescato la bella scoperta del Baccarìa, un Viognier in purezza vinificato con metodo ancestrale dalla cantina Mastro di Baglio di Marsala(http://www.mastrodibaglio.it/a42_baccaria.html), capace di veicolare con le sue vellicanti bollicine sentori di miele, crosta di pane e frutta essiccata.

Una pizzeria capace di tradursi in vera esperienza, individuata grazie alla segnalazione di CityMap Sicilia, portale che dedica spazio anche ai percorsi culturali ed enogastronomici da compiere nel catanese.




Domenico Liggeri
fonte: http://www.storienogastronomiche.it/tocco-ad-acireale-pizzeria-alta-scuola-riserva-naturale/?fbclid=IwAR0G-rOjWK7ig_c9z6MyCCUZEmGpFqwbuioKl79ASeGiOzX3xsXY1fWz7QA

Foto da pagina facebook (ndr)


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